A quale età si può parlare di dislessia? Dal primo segnale alla diagnosi, anno per anno

26.10.2026


In breve. In Italia si può parlare di dislessia, cioè formulare una diagnosi, dalla fine della seconda classe della scuola primaria, quando il bambino ha in genere 7 o 8 anni. Prima di quel momento ogni bambino impara a leggere con tempi molto diversi e le prove non riescono a distinguere un ritardo passeggero da un disturbo. Questo non significa aspettare a mani vuote: già nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia si possono notare segnali di rischio e avviare attività che rafforzano le basi della lettura. La dislessia può emergere anche più tardi, alle medie, alle superiori o in età adulta.

Molti genitori di bambini di 5 o 6 anni mi pongono la stessa domanda: confonde le lettere, legge più piano dei compagni, è dislessia? È una domanda legittima e merita una risposta precisa. In questo articolo spiego da quando si può davvero parlare di dislessia, che cosa si può osservare prima e perché il tempo dell'attesa è prezioso per tuo figlio.

Indice

  1. La risposta breve: dalla fine della seconda primaria
  2. Prima di allora si parla di rischio, non di dislessia
  3. Anno per anno: cosa osservare dai 5 agli 8 anni
  4. Aspettare non vuol dire stare fermi
  5. Quando la dislessia si scopre più tardi
  6. Bambini bilingui e famiglie che vivono all'estero
  7. Chi fa la diagnosi e cosa succede dopo
  8. Domande frequenti
  9. Fonti

1. La risposta breve: dalla fine della seconda primaria

La diagnosi di dislessia si formula a partire dalla fine della seconda elementare. È l'indicazione condivisa dalle società scientifiche italiane che si occupano di disturbi specifici dell'apprendimento e ripresa dall'Associazione Italiana Dislessia.

Il motivo sta nel modo in cui si impara a leggere. Nei primi due anni di scuola il bambino riceve l'insegnamento sistematico della lettura e ognuno procede con il proprio passo: c'è chi legge in modo scorrevole già a metà della prima e chi ci arriva alla fine della seconda, senza alcun disturbo. Solo quando questo insegnamento di base è completato le prove possono confrontare in modo affidabile la lettura di un bambino con quella dei compagni della stessa classe.

Per parlare di dislessia non basta leggere un po' più lentamente. La valutazione verifica che la velocità o la correttezza della lettura siano nettamente sotto i valori attesi per la classe, che la difficoltà resti nonostante un insegnamento adeguato e che non dipenda da problemi di vista o di udito, da una scarsa esposizione all'italiano o da difficoltà cognitive generali. Lo stesso momento vale per la disortografia, mentre per la discalculia si attende di norma la fine della terza primaria.

Età e classe Cosa si può dire Cosa conviene fare
5 anni, ultimo anno della scuola dell'infanzia Indicatori di rischio Osservare, giocare con i suoni delle parole, confrontarsi con le insegnanti
6-7 anni, prima primaria Difficoltà nell'apprendimento della lettura Potenziamento mirato, senza etichette
7-8 anni, fine della seconda primaria Diagnosi possibile Valutazione specialistica se le difficoltà persistono
Dalla terza primaria all'età adulta Diagnosi possibile anche tardiva Valutazione con prove adatte all'età

2. Prima di allora si parla di rischio, non di dislessia

Prima della fine della seconda primaria gli specialisti parlano di indicatori di rischio o di difficoltà di apprendimento. La differenza non è solo una questione di parole:

  1. un indicatore di rischio dice che conviene osservare con più attenzione e stimolare alcune abilità, non che il disturbo c'è;
  2. molti bambini con segnali precoci, se sostenuti, imparano a leggere bene senza sviluppare un disturbo;
  3. una diagnosi formulata troppo presto rischia di essere sbagliata e di dare al bambino un'etichetta che non gli appartiene.

Anche la normativa va in questa direzione. La Legge 170 del 2010 chiede alle scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle dell'infanzia, di attivare interventi tempestivi per individuare i casi sospetti e di informare la famiglia quando le difficoltà persistono nonostante le attività di recupero.

3. Anno per anno: cosa osservare dai 5 agli 8 anni

Ogni bambino ha i suoi tempi e un singolo segnale non dice nulla. Contano l'insieme, la persistenza nel tempo e la storia familiare. Se vuoi prima capire come si sviluppa normalmente la lettura, qui trovi le tappe e i prerequisiti:

A che età imparano a leggere i bambini: tappe, prerequisiti e cosa fare a casa


A 5 anni, nell'ultimo anno della scuola dell'infanzia

  1. Fatica a trovare parole che fanno rima o a ricordare filastrocche e canzoncine.
  2. Difficoltà a dividere una parola in sillabe battendo le mani o a dire con che suono inizia.
  3. Vocabolario povero rispetto ai coetanei o frasi poco costruite.
  4. Lentezza nel nominare in fila colori, oggetti o figure che conosce bene.
  5. Difficoltà nel copiare forme semplici, nel ritagliare o nei labirinti.

Se un genitore, un fratello o una sorella hanno avuto difficoltà di lettura, l'attenzione va alzata: la dislessia ha una componente familiare importante.

In prima primaria, tra i 6 e i 7 anni

Confondere la b con la d o leggere lentamente all'inizio dell'anno è del tutto normale. Merita attenzione quando, verso la primavera:

  1. legge ancora lettera per lettera o sillaba per sillaba, senza progressi visibili;
  2. continua a confondere lettere dal suono simile, come f e v oppure t e d;
  3. salta o inverte lettere anche in parole brevi e semplici;
  4. evita libri e compiti di lettura, si lamenta di mal di pancia o dice di non essere capace.

In seconda primaria, tra i 7 e gli 8 anni

  1. La lettura resta molto lenta e faticosa rispetto ai compagni.
  2. Tende a indovinare le parole partendo dalle prime lettere.
  3. Perde spesso il segno o salta le righe.
  4. Capisce molto meglio un testo ascoltato che un testo letto da solo.

Se a fine anno queste difficoltà sono ancora presenti, è il momento giusto per chiedere una valutazione.

Dalla terza primaria in poi

Molti bambini imparano a compensare: memorizzano, si fanno leggere le consegne, ricavano il senso dal contesto. La dislessia resta, ma si mostra in altri modi: studio molto lungo, stanchezza a fine giornata, voti più bassi nelle verifiche scritte che nelle interrogazioni orali.

4. Aspettare non vuol dire stare fermi

Il periodo che precede la diagnosi è prezioso. Nel lavoro con il Metodo Amamente® parto proprio da qui: rafforzare le abilità che preparano la lettura, rispettando i tempi del bambino e senza trasformare ogni pomeriggio in un esercizio. Ecco cosa puoi fare:

  1. Parla con le insegnanti e chiedi cosa vedono in classe, così da mettere a confronto le osservazioni di casa e di scuola.
  2. Gioca con i suoni: rime, catene di parole, parole che iniziano con lo stesso suono, sillabe battute con le mani.
  3. Leggete insieme ad alta voce ogni giorno, lasciando che segua con il dito o legga una parola ogni tanto.
  4. Evita di chiedergli di leggere ad alta voce davanti ad altri quando si sente in difficoltà.
  5. Se i segnali sono chiari già in prima primaria, chiedi una consulenza per un potenziamento mirato: per iniziare non serve una diagnosi.

Per un percorso strutturato che unisce lettura, scrittura e coinvolgimento emotivo, ho scritto insieme ad Alessandro Antonietti e Chiara Pradella un training pubblicato da Erickson:

Training di Letto-Scrittura Creativa Erickson e Metodo Amamente®

https://www.sviluppoepotenziale.it/l/training-di-letto-scrittura-creativa-erickson/

Anche le funzioni esecutive, come la memoria di lavoro, contano nell'apprendimento della lettura. Qui spiego cosa sono e come osservarle:

Funzioni esecutive nei bambini: cosa sono, come crescono e come osservarle


5. Quando la dislessia si scopre più tardi

La fine della seconda primaria è il momento più precoce in cui si può fare una diagnosi, non l'unico. La dislessia può emergere anche alle medie, alle superiori o in età adulta, con prove di valutazione adatte all'età. Succede più spesso:

  1. nei bambini con un buon potenziale cognitivo, che per anni compensano con memoria e intuizione;
  2. nei bambini molto diligenti, che coprono la fatica con ore di studio;
  3. nei bambini cresciuti con più lingue, quando la lentezza viene attribuita solo al bilinguismo;
  4. quando la scuola chiede di leggere e studiare molto in autonomia, di solito alla secondaria.

Quando talento e difficoltà convivono, uno può nascondere l'altro. Ne parlo in modo approfondito qui:

Doppia eccezionalità nei bambini: quando plusdotazione e DSA o ADHD convivono


E se ti chiedi quali risorse può avere un bambino dislessico, ho raccolto cosa dice davvero la ricerca:

Dislessia: punti di forza e debolezza, cosa dice la ricerca


6. Bambini bilingui e famiglie che vivono all'estero

Crescere con due lingue non causa la dislessia e non la aggrava, ma può renderla più difficile da riconoscere. Un bambino che impara a leggere in una lingua diversa da quella di casa può essere più lento all'inizio per motivi del tutto normali, e molte prove sono costruite su bambini che vanno a scuola in una sola lingua.

Anche la lingua stessa conta. L'italiano si legge quasi come si scrive, per questo nei bambini dislessici italiani spicca soprattutto la lentezza; in lingue come l'inglese, dove la scrittura è meno regolare, gli errori sono più evidenti. Per questo considero sempre quanto e da quanto tempo il bambino è esposto a ciascuna lingua e, quando è possibile, osservo come legge in entrambe. Prima di un colloquio ti consiglio di:

  1. annotare a che età è iniziato l'insegnamento della lettura in ciascuna lingua;
  2. raccogliere le osservazioni delle insegnanti della scuola che frequenta;
  3. portare quaderni o testi letti di recente, in entrambe le lingue.

Intanto, a casa, continua a leggere con lui in italiano come un momento piacevole, non come un compito. Se tuo figlio parla ancora poco, qui trovi indicazioni dedicate:

Bambino bilingue che parla poco: cosa fare se vivete all'estero


Se la diagnosi è già arrivata e vivete fuori dall'Italia:

DSA all'estero: cosa fare dopo la diagnosi se vivi fuori dall'Italia


7. Chi fa la diagnosi e cosa succede dopo

La diagnosi di dislessia è un percorso, non un singolo test. La svolge un'équipe di professionisti, con psicologo, neuropsichiatra infantile e logopedista, attraverso prove standardizzate di lettura, scrittura e comprensione e una valutazione del funzionamento cognitivo. Perché sia valida a scuola deve essere rilasciata da un servizio pubblico o da una struttura privata autorizzata, secondo le regole della propria Regione. Con la certificazione la scuola predispone il Piano Didattico Personalizzato, previsto dalla Legge 170, con gli strumenti compensativi e le misure dispensative adatte al bambino.

Qui spiego passo per passo come si svolge la valutazione:

Come funziona la valutazione neuropsicologica per i DSA

https://www.psicologaperbambini.it/l/come-funziona-la-valutazione-neuropsicologica-per-i-disturbi-specifici-dell-apprendimento-dsa/

Se ti interessano anche disgrafia, disortografia e discalculia, trovi i segnali di tutti e quattro i disturbi in questa guida:

Come riconoscere i DSA nei bambini: 4 disturbi, segnali e cosa fare

La valutazione si può fare a Genova, a Milano e in parte anche online:

Valutazione e diagnosi DSA a Milano, Genova e online

DSA online: screening, valutazione e potenziamento a distanza

Tutti i servizi che offro su DSA, ADHD e plusdotazione:

Psicologa a Milano, Genova e online per DSA, ADHD e plusdotazione


8. Domande frequenti

Si può fare la diagnosi di dislessia in prima elementare?

No. In prima si possono notare difficoltà e avviare un potenziamento, ma la diagnosi si formula dalla fine della seconda primaria, perché prima i tempi di apprendimento della lettura sono troppo diversi da bambino a bambino.

Mio figlio ha 5 anni e scrive le lettere al contrario: è dislessia?

A 5 anni scrivere lettere a specchio è frequente e fa parte dello sviluppo. A questa età contano di più i segnali legati ai suoni delle parole: trovare le rime, dividere in sillabe, riconoscere il suono iniziale.

Se un genitore è dislessico, si può anticipare la valutazione?

I tempi della diagnosi restano gli stessi, ma la familiarità è un buon motivo per osservare con attenzione già dall'ultimo anno della scuola dell'infanzia e iniziare presto i giochi e le attività sui suoni delle parole.

La dislessia si può scoprire alle medie o da adulti?

Sì. Molte persone ricevono la diagnosi alla secondaria o in età adulta, soprattutto se hanno compensato a lungo grazie a buone capacità cognitive o a molto impegno. Le prove di valutazione sono diverse per ogni età.

Se mio figlio va a scuola all'estero, i tempi cambiano?

Possono cambiare. In molti Paesi l'insegnamento della lettura inizia prima o dopo rispetto all'Italia, quindi conta più il numero di anni di insegnamento ricevuti che l'età anagrafica. Serve uno specialista che tenga conto di entrambe le lingue.

Senza diagnosi la scuola può già aiutarlo?

Sì. Le insegnanti possono proporre attività di recupero e potenziamento in classe, e la Legge 170 chiede alla scuola di intervenire presto sui casi sospetti. Il Piano Didattico Personalizzato per i DSA, invece, si basa sulla certificazione.

9. Fonti

  1. Associazione Italiana Dislessia, Come si riconoscono i DSA: https://www.aiditalia.org/come-si-riconoscono-i-dsa
  2. Legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico: https://www.normattiva.it/eli/stato/LEGGE/2010/10/08/170/ORIGINAL
  3. Istituto Superiore di Sanità, Linea guida per la gestione dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento, aggiornamento 2022: https://www.iss.it/documents/20126/8331678/LG-389-AIP_DSA

Se hai un dubbio sulla lettura di tuo figlio, a qualsiasi età, possiamo parlarne insieme. La prima consulenza conoscitiva online è gratuita, anche per le famiglie italiane che vivono all'estero. 

Puoi scrivermi a annalaguzza@amamente.it o contattarmi https://wa.me/393348757899, anche su➡️  WhatsApp.

Prenota la prima consulenza conoscitiva gratuita

https://www.psicologaperbambini.it/contatti/

Dott.ssa Anna La Guzza

Psicologa clinica e dell'età evolutiva

Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia n. 03/14975, accreditata ATS

Fondatrice del Metodo Amamente®

Autrice di pubblicazioni Erickson in collaborazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Prima consulenza conoscitiva online gratuita anche per italiani all'estero

LinkedIn: https://it.linkedin.com/in/anna-la-guzza-71393935

https://www.psicologaperbambini.it/

https://www.sviluppoepotenziale.it/

annalaguzza@amamente.it

Articolo aggiornato 26/10/2026

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